Teatro Telaio
Il Telaio di sera   >

124 secondi

Tipologia
Produzioni
Regia
Angelo Facchetti
Con
Alessandro Mor, Alessandro Quattro

Descrizione

Una produzione Centro Teatrale Bresciano e Teatro Telaio

Con ALESSANDRO MOR e ALESSANDRO QUATTRO
Scenografie GIUSEPPE LUZZI
Disegno Luci STEFANO MAZZANTI
Scenotecnica ALESSANDRO CALABRESE
Consulenza filosofica SILVIA MAZZINI
Aiuto regia GIANNI ROSSI
Drammaturgia e regia ANGELO FACCHETTI

Età consigliata: dai 13 anni

Durata: 60 minuti





La sera del 22 giugno 1938 l’incontro di boxe tra il tedesco Max Schmelling e l’americano Joe Louis diventa emblema della lotta tra il nazismo in ascesa e la democrazia occidentale.
Lo scontro sul ring tra i due campioni sportivi assume nell’immaginario collettivo i contorni di una lotta tra civiltà.
Lo spettacolo si avvale della bravura di due interpreti come Alessandro Mor e Alessandro Quattro, per raccontare come un evento sportivo possa essere manipolato, enfatizzato e strumentalizzato a fini propagandistici. I due narratori ripropongono sulla scena le informazioni, i commenti e le opinioni che hanno accompagnato l’ascesa e la caduta dei due rivali, fuori e dentro il ring.
L’incredibile quantità di notizie che accompagna l’incontro prima e dopo il suo svolgimento produce una tale massa di parole da lasciare frastornato lo spettatore: i fatti realmente accaduti e i protagonisti dell’evento diventano contraddittori e opachi, utilizzati dai mezzi di informazione per trascinare il pubblico verso la propria fazione. L’epica stessa del pugilato è travolta da fini che non hanno nulla a che fare con l’evento sportivo: le scommesse, il malaffare, gli interessi politici dell’una e dell’altra parte.
In questo roboante circo mediatico, l’unico elemento di verità e limpidezza rimane l’amicizia che nasce tra i due pugili: due combattenti, rivali sul ring, ma anche due uomini che sapranno sorprendentemente superare tutte le barriere costruite attorno alla loro vicenda per incontrarsi e aiutarsi nel momento del bisogno, nella vita reale, ad anni di distanza da quei giorni così gloriosi e nefasti.


"Il buon teatro avvicina, interessa, incuriosisce. Il buon teatro, insomma, diviene preziosa occasione di approfondimento, anche - soprattutto - quando i temi trattati non sono pop o troppo conosciuti. E sconosciuta a molti è la vicenda di Max Schmeling e Joe Louis. Almeno, sconosciuta ai non appassionati di boxe. Eppure la loro storia, interpretata da Alessandro Quattro e Alessandro Mor, è bellissima, triste ed emblematica, emozionante e importante. Angelo Facchetti, drammaturgo, ha preso la storia di Schmeling e Louis, riassumendola magnificamente e lasciando ad emblema un loro incontro, quello del 22 giugno 1938. (...)
La regia, affidata ad Angelo Facchetti con l'aiuto di Gianni Rossi, è semplice ed evocativa, con il palco che diviene ring, angolo di radiocronaca ed eterno spazio di narrazione. Alessandro Mor e Alessandro Quattro sono gli allenatori, i sostenitori, i cronisti contrapposti, perché l'intero spettacolo si gioca proprio sulla contrapposizione, sul tifo e sul dibattito, il tutto narrando la storia dei pugili attraverso la loro vera vita, fatta di ascese e cadute, di eccessi e di morigeratezza, di imposizioni dall'alto e di scelte personali"

(Sara Polotti, Giornale di Brescia, 04 novembre 2019)


"Angelo Facchetti è molto abile a costruire una drammaturgia in cui si confrontano due narratori che, nel corso del racconto, diventano anche i due protagonisti; riesce così a fornire una visione esterna e un quadro storico, ma ad entrare anche dentro i personaggi. Il tema che emerge prepotente è quello del razzismo: non solo quello istituzionalizzato dalla Germania hitleriana, ma anche quello radicato nella società bianca americana pronta a portare Joe Louis sugli altari e a scaricarlo non appena l’idolo non servirà più.
La narrazione è appassionante e piena di ritmo, merito anche dei due bravissimi interpreti, Alessandro Quattro e Alessandro Mor: l'uno esprime la "posizione" tedesca, l'altro quella americana, e tutti e due sanno metterci quel tanto di ironia che smaschera la retorica; il tono non è mai predicatorio, sono i fatti a parlare; e alla fine, quando i due pugili si trovano sul ring, l'incontro diventa un muto movimento di danza in cui quello che resta è l'umanità di entrambi, il loro essere uomini."
(Francesco De Leonardis, Bresciaoggi, 06 febbraio 2020)


"La scenografia essenziale ma ricca di fantasia, partorita da Giuseppe Luzzi, cala gli spettatori fin da prima dell’inizio dello spettacolo, con il sottofondo del blues arcaico ma genuino degli anni ’30 e i due interpreti della pièce che attaccano manifesti d’epoca su un muro grigio, nella giusta atmosfera anteguerra; il tutto a sipario rigorosamente aperto e luci di sala ancora accese, mentre il pubblico prende posto e scambia le ultime chiacchiere.
Alessandro Mor e Alessandro Quattro (bravi e ormai affiatatissimi tra loro) impersonano le due diverse campane (quella yankee e quella nazista) della narrazione di un’epopea non solo sportiva, sapientemente indolenti e confusionari e simpaticamente cialtroni.
Due accattivanti imbonitori che camminando in difficile equilibrio su due fili sottili ma resistenti (quello della narrazione storica e quello della provocazione politica e filologica) riepilogano con stupefacente leggerezza e scioltezza una vicenda intricata in cui, a più riprese, si confonde una credibile individuazione di chi sia la marionetta e chi il burattinaio.
Semplicemente impeccabile la regia di Angelo Facchetti (ottimamente coadiuvato da Gianni Rossi) capace di “licenziare” il pubblico divertito e molto più informato di quando ha messo piede in teatro.
Impresa non facile, salutata dal palese e caloroso consenso di un lungo e convinto applauso."

(Patrizio Pacioni su Cardona, 4 febbraio 2020)


Si ringraziano la Palestra Popolare Antirazzista di Brescia per la consulenza e il Canossa Campus per l'ospitalità.

Foto di scena di Mario Barnabi